Quando il campanello suonò, fu Virginia ad aprire. Suo fratello Claudio, come al solito, stava scrollando il cellulare. Sonya salutò con un sorriso, a cui Virginia si sottrasse limitandosi a un rispettoso Buongiorno, ma sottraendosi a ogni altro contatto. Poi si spinse in fondo al corridoio e lasciò il mondo dietro la porta. Per non sentire alcun suono che provenisse da fuori, alzò al massimo il volume degli auricolari, per ascoltare la sua playlist. Chiuse gli occhi e subito le lacrime scesero. Oramai, non era più dolore, solo una reazione automatica, puramente fisica. Quando anche il pianto finì, prese il quaderno e scrisse qualche riga che, subito dopo, percepì come estranea. Richiuse il quaderno, afferrò uno dei libri che, oramai, saturavano la sua stanza, tolse il segnalibro dalle pagine, ma era passato così tanto tempo, che non riuscì a trovare il punto esatto dove era arrivata. Mise da parte anche il libro e si dedicò alla lettura delle riviste, ma persino i racconti brevi le ri...