La campana di vetro

-A mezzogiorno ho appuntamento con l'agente immobiliare dall’altra parte della città e sono già le undici e mezza, quindi sbrigati a dirmi quello che devi dirmi- disse Marta, tutto d'un fiato, senza nemmeno guardare Riccardo negli occhi.
- Ecco, appunto! L'agente immobiliare.
- Allora non mi ascolti, come al solito, del resto!- gridò Marta, afferrandogli il braccio, per farlo tacere.
-Lasciami finire, per favore!- insistè Riccardo.
Marta alzò gli occhi al cielo e, almeno questa volta, suo fratello capì che doveva cambiare registro; così disse, in tono più conciliante:
- Sai che mamma e papà volevano che io mi prendessi cura di te, quando loro non ci sarebbero stati più?
- Ah, ora decidere cosa sia meglio per gli altri, si chiama prendersi cura 
- Non dire così, stai offendendo non solo me, ma anche i nostri genitori!
-Ma vi rendevate conto che mi stavate trattando come una bambina, incapace di badare a sé stessa?- gridò la ragazza, i pugni chiusi per impedirsi di colpire il fratello.
- Calmati, Marta, ti prego!
- Ho appena saputo che tu, mamma e papà avete deciso per me, e dovrei calmarmi! Chiudi quella bocca! Ma tu lo sai che avrei voluto rimanere a Rimini, provare a lavorare all'università e vivere in riva al mare?
-Non sei stata l'unica ad aver dovuto rinunciare a qualcosa, sai? Anzi, io ho dovuto rinunciare a qualcuno! Te la ricordi Beatrice? 
- E ora, che c'entra?
- Per starti vicino, ho rinunciato alla donna della mia vita.
- Donna della tua vita che neanche sapeva di esserlo perché tu, da codardo, non le hai mai detto che l'amavi, salvo poi piangere seduto su uno scoglio quando hai scoperto che avrebbe sposato il tuo caro amico Marco!
Riccardo lasciò vagare lo sguardo alla ricerca di qualcosa da dire, per tenere il punto, ma certo doveva ammettere che Marta aveva ragione.
Così proseguì:
-Beatrice oramai appartiene al mio passato. Ora ci sei solo tu.
-Io. E. Questa. Stupida. Serra!-, disse Marta, distanziando le parole tra loro, nel duplice tentativo di esprimersi con estrema chiarezza, e di controllare la rabbia che, altrimenti, se lo sentiva, sarebbe esplosa in maniera incontrollata.
Marta si guardò intorno per un attimo, poi balzò in piedi e, come se avesse trattenuto troppo a lungo gesti e emozioni, si scagliò contro il ficus dietro cui si era nascosto Riccardo.
Affondò le mani nella terra e cominciò a gettarla in aria, simulando il divertimento che i bambini provano nel mettere a soqquadro un ambiente che gli adulti vorrebbero mantenere sempre nel massimo ordine e pulizia.
Poi si mise a correre per tutta la serra rovesciando vasi e calpestando rami, radici e foglie, affinché nemmeno un centimetro di quel luogo rimanesse immune dal suo passaggio.
Infine, fu presa da un'irrefrenabile desiderio di sentire dei rumori intorno a sé, così cominciò a lanciare i vasi di terracotta contro le pareti della serra; pareti che per sua sfortuna, erano infrangibili; infatti, quanto avrebbe voluto ferirsi le mani, con le schegge di vetro!
Perché si sa, pochi comprendono il dolore dell'anima, ma tutti vedono i tagli sul corpo.
Poi, si guardò intorno e, a passi lenti, tornò a sedersi sulla panchina, stando attenta a non avvicinarsi troppo a Riccardo che si limitò a prendersi la testa fra le mani.
Marta, invece, sorrise felice.
Era vero, l’appuntamento con l'agente immobiliare era saltato e forse avrebbe fatto fatica a trovare un posto dove stare.
Ma almeno, aveva distrutto il sogno della sua famiglia di rinchiuderla in una campana di vetro.



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