Omero & Sharazad

-Sharazad, sono stufo di stare qui!
-Omero, sempre il solito esagerato. Non saranno mica anni!
- Ore, giorni, mesi, anni, secoli… che differenza fa, se nessuno ci ha ancora degnato di uno sguardo!
- Smettila di lamentarti- lo rimprovera bonariamente Sharazad, -guarda piuttosto le due donne che stanno entrando; magari cercano proprio noi.
- Allora, non ci resta che raddrizzare orecchie, vibrisse e coda per avere un'aria composta e ordinata - dice tutto orgoglioso Omero.
- La ragazza ci sta indicando - nota subito Sharazad.
Pochi minuti dopo, ci sollevano dallo scaffale. Io me la rido sotto le vibrisse, mentre Sharazad, un po' spaventata, si aggrappa alla mia coda.
Atterriamo sul bancone e cominciamo a sentire il tipico rumore che fa la carta da regalo quando viene stropicciata.
All'improvviso, su di noi cala il buio.
Ora penserete: ‘Due gatti al buio, che atmosfera romantica!’.
Beh, non è stata una passeggiata per due gatti fifoni come noi. Infatti, io e la mia Dolce Metà ci diciamo spesso che è stata proprio la nostra paura del buio a farci diventare dei Mici Luminosi.
Per fortuna, la nostra vita semi notturna dura solo pochi giorni.
-Sharazad, ma lo senti anche tu questo trambusto? Ma che ore sono?
- Ti ricordo che siamo Mici Luminosi, non Mici Orari, mio caro. Ma poi scusa, a noi cosa importa, siamo al buio da giorni. Piuttosto, pensaci: confusione in casa di Umani uguale pericolo o partenza. Il primo credo proprio di no; si sentirebbero delle urla così forti, da farci tremare la coda e le vibrisse, invece, sia io che te, abbiamo tutto immobile.
- Allora, si parte! Aspetta, però. Ti ricordi che al negozio vendevano anche dei leggii?
- E adesso, cosa c'entra questo, con la nostra partenza?- chiede Sharazad.
- Un giorno, su uno di quei leggii, ho visto un libro aperto; mi sono avvicinato, ho illuminato la pagina e ho letto di una signora che doveva partire e continuava a dire “Sono in ritardo”. E invece qui non lo sta dicendo nessuno. Comunque, secondo me, si parte lo stesso.
Infatti, poco dopo, ci sentiamo spostare di nuovo.
Ben presto, ci ritroviamo in un altro luogo buio, chiuso da una grande porta metallica, che la signora che è venuta a prenderci al negozio chiama bagagliaio.
A un certo punto, la nostra nuova casa si muove.
Sentiamo un leggero brusio che, insieme al dondolio dell'auto, concilia proprio il sonno.
E, infatti, poco dopo essere partiti, ci addormentiamo con le code intrecciate.
-Omero, Omero! Lo senti anche tu questo buon profumo di mare?
- Ma ci immagini stasera, io, te, una terrazza, due piatti di gustosa frittura  le onde a suonarci una serenata e la luna che, lassù, ci guarda sorniona? - le sussurra Omero all’orecchio. 
Nel buio del bagagliaio, non può guardare Omero negli occhi, ma Sharazad è sicura che abbia due cuori al posto delle pupille.
All'improvviso, qualcuno apre di nuovo il bagagliaio, ci solleva e ci porta in un posto pieno di voci e passi tutti diversi.
Poi entriamo in una scatola, poco illuminata che, almeno così ci sembra, sta salendo verso l'alto in verticale.
Quando usciamo dalla scatola, attraversiamo un lungo corridoio; dal fondo, arriva una marea di voci allegre che ben presto si calma. 
Dopo qualche minuto, la conversazione si fa più ordinata.
C'è una sola persona che parla, poi arrivano altre voci e, infine, applausi!
Usciamo di nuovo nel sole estivo e ci incamminiamo verso qualcosa che sentiamo chiamare ‘bar’ in cui troveremo un ‘rinfresco’. 
Non abbiamo la minima idea di cosa sia, ma io e Sharazad decidiamo che promette bene; forse perché, a quest'ora, cominciamo a sentire un certo appetito.
Anche qui, sentiamo echi di gioia con canti e applausi, seguiti da uno strano silenzio.
La mia Dolce Metà mi tira leggermente la coda, per farmi voltare; a voce bassa perché solo io possa sentire:
-Omero, secondo me, stanno mangiando; ma, purtroppo, pare non ci sia niente per noi. Peccato!
Si sta facendo quasi sera, quando arriva il nostro turno.
Veniamo messi su un tavolo, davanti alla persona che, ormai l'abbiamo capito, è la festeggiata.
-Strappa, strappa che porta fortuna!- le suggeriscono alcune voci.
E così, io e Sharazad, veniamo privati del nostro cappotto.
La festeggiata continua a ringraziare, ma a prima vista, non ci riconosce.
Ma, quando capisce che siamo Mici Luminosi, è davvero entusiasta.
Qualche giorno dopo, affrontiamo un altro viaggio, verso quella che scopriamo sarà la nostra casa.
La stanza è davvero accogliente; siamo circondati da pile di libri che promettono di essere molto interessanti.
Siamo davvero felici di com'è iniziata la nostra nuova vita.

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