La prigione di Virginia

Quando il campanello suonò, fu Virginia ad aprire.
Suo fratello Claudio, come al solito, stava scrollando il cellulare.
Sonya salutò con un sorriso, a cui Virginia si sottrasse limitandosi a un rispettoso Buongiorno, ma sottraendosi a ogni altro contatto.
Poi si spinse in fondo al corridoio e lasciò il mondo dietro la porta.
Per non sentire alcun suono che provenisse da fuori, alzò al massimo il volume degli auricolari, per ascoltare la sua playlist.
Chiuse gli occhi e subito le lacrime scesero. Oramai, non era più dolore, solo una reazione automatica, puramente fisica.
Quando anche il pianto finì, prese il quaderno e scrisse qualche riga che, subito dopo, percepì come estranea.
Richiuse il quaderno, afferrò uno dei libri che, oramai, saturavano la sua stanza, tolse il segnalibro dalle pagine, ma era passato così tanto tempo, che non riuscì a trovare il punto esatto dove era arrivata.
Mise da parte anche il libro e si dedicò alla lettura delle riviste, ma persino i racconti brevi le risultavano insopportabili.
In quel momento, Sonya bussò.
Non ricevendo risposta, abbassò la maniglia con cautela:
-Scusa se ti disturbo. Dovrei pulire la tua stanza.
La lasciò entrare, e se ne andò in terrazza, non prima di aver afferrato l'ennesimo libro.
Ci trovò Claudio e il suo inseparabile smartphone.
Si mise a debita distanza.
Lui era sempre concentrato sui mille universi che gli scorrevano davanti agli occhi.
Lei confusa, davanti all'unico mondo ordinato e coerente che teneva tra le mani.
Quando entrambi sentirono i passi di Sonya, si voltarono:
-Vado a fare la spesa. Volete qualcosa di particolare per pranzo?
-Mangerei volentieri le crocchette di pollo con la mortadella e le olive- disse Claudio.
-Per me fa lo stesso.
Virginia tornò nella sua stanza, si richiuse la porta alle spalle, prese il telefono e compose il numero della sua amica storica, Giulia. Quando rispose al secondo squillo, la sua voce allegra e familiare la fece sprofondare in un tempo diverso.
-Come stai?
-Raccontami qualcosa di voi, piuttosto.
-Beh, questa te la devo proprio raccontare, tesoro! Ieri sera, dopo aver messo a letto Sofia e Tommaso, sono tornata in salotto e ho trovato Marco con la testa tra le mani.
-Cos'hai?
-Sai, sono preoccupato per Sofia!
-Perché?
-E se non dovesse incontrare un ragazzo amorevole e rispettoso?
- Amore, ma Sofia ha solo sette anni. Non ti sembra un po’ presto per pensare a queste cose?
A questo punto, Virginia la interruppe:
-Marco ha ragione, mia cara. Non potete sapere quando Sofia e Tommaso cominceranno le prove per esplorare la loro vita.
E soprattutto, sai, auguro loro di scegliere la loro meta, perché non si debbano accontentare di quella che la vita metterà loro davanti.
Giulia sospirò, pensando al motivo per cui Virginia aveva pronunciato quelle parole.
-Virginia, vieni, è pronto!
La voce era quella di Sonya.
Dopo qualche minuto:
-Virginia, vieni, è pronto!
Questa volta sono fu Claudio, a chiamarla.
Per qualche minuto, le ignorò entrambe, ma poi si decise a salutare Giulia e a uscire in terrazza.
Cominciarono a mangiare e Virginia chiuse gli occhi per provare a estrarre dal cibo, quelle emozioni che non sentiva più nella vita.
In qualche modo, riuscì ad arrivare al caffè.
Poi corse di nuovo verso il suo rifugio.
Ad aspettarla, lo squillo del cellulare.
A Virginia bastò notare la R di Residence per capire:
-C'è un posto per lei.


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