Corpi fuori campo

Terra in vista!
Il Capitano Williamson fu svegliato di soprassalto da quel grido improvviso.
Era davvero giunto il momento di gettare gli ormeggi. 
A gridare era stato Bill, unico marinaio che il Capitano aveva deciso assoldare per la sua missione segreta.
L’anno prima infatti, aveva ricevuto una missiva dai Servizi Segreti Inglesi, il cui testo era così concepito:

Egregio Capitano Williamson, 
sarà sicuramente a conoscenza del fatto che il progressivo aggravarsi delle condizioni di salute della Nostra Sovrana, la sta inducendo a preparare la sua abdicazione.
Come ormai sappiamo essere costume consolidato di Sua Maestà, la soluzione che Ella ha escogitato per dare l’addio alla Corona, è a dir poco originale.
Ella vuole infatti che si visitino tutte le Isole degli altri Regni del Mondo, alla ricerca della forma di Governo migliore possibile, da poter esportare in Patria.
Data la sconfinata fiducia che la Nostra Sovrana ripone nelle Sue capacità. Ella Le dà carta bianca sulle scelte che Le parranno più opportune.
Vista la delicatezza di suddetta Missione, è sicuramente superfluo specificare che le persone con cui verrete in contatto durante le Vostre ricerche, non devono in alcun modo sospettare chi sia il mandante del nostro viaggio.
Confidando nella bontà del Vostro operato, Vi ringrazio fin d’ora per l’abnegazione che sempre dimostrate e prego affinché i venti siano sempre dalla Vostra parte.
James Harrison, Segretario Particolare di Sua Maestà

L’importanza di questa missiva aveva indotto il Capitano Williamson a riservarle un posto d’onore sulla scrivania della sua cabina, per il resto ingombra di carte nautiche, fogli zeppi di astruse formule matematiche, mescolati ad appunti che, al termine del loro viaggio, avrebbero dovuto prendere la forma di un dettagliato Rapporto da consegnare proprio a Sir Harrison.
Ma un nuovo Capitano, terra in vista! riportò Williamson al presente.
Afferrò al volo il cannocchiale e sì precipitò sul ponte di comando, dove Bill lo attendeva con evidente impazienza.
Puntando il binocolo dritto davanti a sé, il Capitano benedì la sua buona stella che gli stava regalando un panorama talmente limpido, che consentiva di scorgere ogni minimo particolare all’orizzonte; ed effettivamente, davanti a loro si stagliava una piccola isola dai contorni piuttosto frastagliati.
Preso dall’entusiasmo, Bill corse a preparare tutte le attrezzature per l’attracco, ma il Capitano lo fermò con un gesto imperioso della mano.
Bill stava per replicare, ma Williamson era già sparito in direzione della cabina.
Pochi minuti dopo, tornò stringendo tra le mani una pergamena tutta stropicciata e l’aprì sotto il naso del suo marinaio e urlò:
- Maledizione! È esattamente come temevo. Su questa dannata carta dell’isola non c’è traccia. Giuro su quanto ho di più caro, che quando torneremo a casa, farò pentire Mr. Cortney di essere venuto al mondo! Ma ti rendi conto che, per colpa della sua negligenza, stavamo per mandare a monte una delle missioni più importanti?
Bill lo guardò perplesso; non gli era mai accaduto di vedere Williamson così alterato ed anzi, fino a quel momento, aveva sempre apprezzato la sua indole serafica, che gli permetteva di affrontare qualsiasi situazione con estrema lucidità.
In secondo luogo, era combattuto tra il desiderio di mettersi nei panni del suo Capitano, ed il timore di perdere il suo fido compagno di baldoria.
- Mi dispiace che lei sia così deluso, ma ci deve pur essere una spiegazione. A quanto mi risulta, Mr. Cortney è il miglior cartografo attualmente su piazza, senza contare poi che, per sua stessa ammissione, ha sempre onorato gli impegni presi, con la massima attenzione e cura dei dettagli.
- Non perdiamo altro tempo, allora e andiamo a cercare questa spiegazione plausibile.
Il panorama che si trovarono di fronte, li mise subito di buon umore. Il villaggio consisteva in una manciata di case colorate, circondate da una vegetazione molto curata e lussureggiante.
Non scorgendo anima viva nei paraggi, decisero di andare in avanscoperta, nella speranza d’incontrare qualcuno casualmente.
E in effetti, pochi minuti dopo, s’imbatterono in una donna di mezza età che li squadrò con occhi leggermente minacciosi.
Fu Williamson a parlare per primo: 
- Buongiorno, Milady, ci dispiace molto disturbarla. Sono Charles Williamson e questo è il mio amico e collega Bill Mitchel. Siamo antropologi della Statement University e stiamo conducendo uno studio per scoprire come le varie forme di governo influenzino la qualità e lo stile di vita delle persone.
A queste parole, lo sguardo minaccioso della Dama fu sostituito da un sorriso aperto e cordiale: 
- Il piacere è tutto mio. Sono Lady Mildred, fiera consorte del Re di questa splendida Isola. Considerato il nobile scopo che vi ha condotti fin qui, sono sicura che il mio augusto marito sia ben lieto di avervi suoi ospiti nel nostro Castello. La vedete quella costruzione là in alto?
Bill e Willianson guardarono nella direzione indicata dalla donna e si stupirono nel constatare che quella che lei chiamava Castello, in realtà era una villa circondata da un enorme giardino.
Si scambiarono un’occhiata perplessa, mentre Lady Mildred stava dicendo loro che la cena sarebbe stata servita alle otto e che era gradito l’abito elegante.
Per non rischiare di arrivare tardi, alle sette e mezzo i due antropologi, stavano già affrontando la salita che conduceva alla Dimora.
Vennero accolti da un allampanato cameriere in livrea che li introdusse in un salone, dove troneggiava un lungo tavolo apparecchiato con gusto.
Prima di ritirarsi, il domestico accese il candelabro posto al centro della tavola, mentre avvertì gli ospiti che i Signori sarebbero scesi in pochi minuti.
Infatti, non ebbero nemmeno il tempo di dare una rapida occhiata alla stanza, che udirono delle vivaci risate provenire dal piano superiore ed avvicinarsi sempre di più attraverso una stretta rampa di scale.
Si trovarono al cospetto di una donna che, a causa del suo ampio vestito di broccato rosso bordeaux, in puro stile medievale, non sembrava avere nulla in comune con quella incrociata per la prima volta; infatti, ricordavano di averle visto addosso degli abiti più civili, se così li si poteva definire.
Anche l’uomo indossava un vestito cavalleresco in velluto azzurro, completo di copricapo dello stesso colore, finemente decorato con fili dorati.
Fu proprio lui a parlare per primo, esibendo un sorriso particolarmente ospitale:
- Sono Gustav Lamarc, Re di questa splendida Isola. Lieto di fare la vostra conoscenza e di avervi miei ospiti nella mia Dimora. So che già avete avuto modo d’incontrare Emily, la mia insostituibile Consorte, ma vorrei sapere da voi che cosa vi ha spinto fin qui, e soprattutto come avete fatto a trovarci, considerato il fatto che la nostra Isola non compare nelle mappe di navigazione.
- Ecco svelata la spiegazione plausibile-mormorò Bill.
Ma fu Williamson a rispondere alla domanda del Re.
-Siamo due antropologi interessati allo studio dei modi in cui, le varie forme di governo, influenzino lo stile di vita ed il benessere dei Popoli.
Non aggiunse altro.
Nel frattempo, Lady Mildred aveva suonato il piccolo campanello d’argento, per chiamare il domestico.
- Henry, cominci pure a portare in tavola.
Pochi minuti dopo entrarono vassoi colmi di affettati di selvaggina, pasticci di carne, maialini arrosto, spiedi, il tutto accompagnato da patate gustosamente immerse nello strutto.
Quando il domestico si fu ritirato, anche gli ospiti rivolsero una domanda ai padroni di casa: 
- Come mai le Vostre Maestà indossano questi splendidi costumi medievali?
- Perché li trovo estremamente eleganti-rispose Lady Mildred.
- Invece, io lo faccio per ragioni “istituzionali”. Vedete, il mio ruolo di Governatore m’impone di agire sempre secondo realtà e verità e, per mostrarvi al meglio ciò che voglio dire, vi invito ad assistere alla seduta parlamentare di domattina a mezzogiorno, con la sola richiesta di non raccontare a nessuno ciò che vedrete.
All’ora convenuta, i nostri varcarono la soglia del Palazzo; subito vennero avvolti da un vento gelido che separò i Corpi dalle Teste, esattamente come capitò alla folla di uomini e donne intorno a loro.
Lo stesso turbine li sospinse attraverso uno stretto corridoio, in fondo al quale c’era una vasta sala, popolata solo da una selva di microfoni.
Tutte le persone presero posto davanti a quello loro assegnato e così fecero anche Bill e Charles.
La voce del Re si levò stentorea: 
- Benvenuti, gentili Colleghi. Nel dare il benvenuto ai nostri ospiti, mi corre l’obbligo di enunciare la Regola aurea di questo Consesso.
È fatto assoluto divieto ai Partecipanti, una volta lasciata questa Sala, di usare le dita delle loro mani, per trasformarsi in pericolosi Leoni da Tastiera per denigrare gli Avversari, sfruttando la vigliacca protezione dell’anonimato, garantito dai social network. Il Parlamento deve essere luogo di confronto verbale aperto e rispettoso.
Dopodiché, diede ufficialmente inizio alla seduta.
Dopo due ore di proficua ed ordinata discussione, tutti furono liberi di riappropriarsi dei loro Corpi e tornare alla vita di sempre.
Charles e Bill si guardarono soddisfatti per l’esperienza vissuta, ma perplessi: 
- E ora, cosa diciamo a Sua Maestà? Se le raccontiamo tutto, tradiamo la promessa fatta a Re Gustav; contemporaneamente, se non le diciamo nulla, penserà che abbiamo fallito.
A quel punto, Bill prese un foglio dalla tasca della giacca e, con la sua inseparabile penna stilografica, scrisse una frase che illuminò lo sguardo di Charles.

Si consiglia a Sua Maestà di avvalersi esclusivamente di Servitori dello Stato che siano disposti a trasformarsi in Corpi fuori campo, per la salvaguardia del bene comune.

Ora la missione poteva dirsi finalmente compiuta.



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