Un bicchiere di sole
Dovevo immaginare che il sole che mi ha spinto a uscire era troppo incerto, per durare a lungo.
Al primo lampo abbacinante, comincio ad essere scossa da un tremore che non so tenere a bada.
Vorrei gridare, ma il respiro affannoso impedisce alle corde vocali di vibrare.
Colpita dall’improvviso pensiero che l’ombrello che stringo convulsamente tra le mani ha un puntale di metallo, lo chiudo di scatto e lo getto a terra.
Rimango immobile per quello che mi pare un tempo infinito, mentre i lampi continuano ad incrociarsi come spade luminose, questa volta accompagnati da uno fitto scroscio di pioggia che, per quanto rumoroso sia, non riesce a sovrastare il boato del tuono.
Solo a questo punto, come prese da una danza impazzita, le mie gambe cominciano a muoversi in una corsa che, mi conduce sotto un portico e quasi mi catapulta all’interno di un bar.
Mi aspetto che un’entrata di quel tipo, attiri l’attenzione dei pochi presenti.
Invece nessuno mi chiede se ho bisogno di una mano, né tanto meno come mi senta; neanche la barista si muove ed anzi continua ad asciugare con particolare cura il bicchiere che ha in mano; quanto al cameriere, si aggira tra i tavoli raccogliendo briciole, pulendo macchie di bevande o servendo i pochi avventori, non degnando del minimo sguardo.
Quando, finalmente, riesco a raggiungere il tavolo libero in fondo al locale, mi accascio sfinita sulla sedia. Ora che sono al riparo dall’uragano là fuori, vorrei che il tempo scorresse molto lentamente.
Più che di qualcosa di mangiare o da bere, sento il bisogno di fermarmi a riflettere.
Non ho nemmeno finito di formulare questo pensiero, che il cameriere si avvicina al mio tavolo e, con un colpetto di tosse, attira la mia attenzione.
- Un caffè, grazie mille.- ordino distrattamente perché forse nemmeno non lo berrò.
Quando sono di nuovo sola, lascio che i pensieri fluiscano liberamente.
Ripenso a quel viaggio nella sera buia, annebbiato da un impenetrabile muro d’acqua; poi l’arrivo nel piazzale ghiaioso antistante la nostra casa, mia madre che scende dall’auto per prima, poi un improvviso bagliore, un rombo assordante e la certezza paralizzante che lei fosse morta, colpita da quel fulmine. Anche in quell’occasione, non riuscii ad articolare alcun suono che, infatti, mi è rimasto dentro fino a oggi, sotto forma di terrore per i temporali, un terrore che si placa solo quando lei mi stringe tra le sue braccia.
Mi sorprendo a pensare che esattamente lo stesso capiterebbe se accanto a me ci fossi tu.
Tu che invece, lo ricordo come fosse ieri, mi hai raccontato di quanto ti diverta stare sulla terrazza di casa ad osservare temporali e fulmini, cogliendone ogni minima sfumatura.
Riemergo dalle mie riflessioni solo quando il cameriere torna al tavolo con il mio caffè.
Ringrazio e lui si allontana.
Immergo il cucchiaino nella tazzina e mi concentro sulle spirali disegnate dal velo di schiuma in superficie.
All'improvviso, la mia attenzione si sposta sulla bustina di zucchero.
La apro e, mentre verso il contenuto nel caffè, alcuni granelli finiscono sul piattino.
E subito il pensiero va a quel caffè bevuto a casa mia, quei granelli scivolati fuori dalla tazzina dopo che lo hai zuccherato, la tua espressione alquanto dispiaciuta e, infine, tu che lo mescoli per chiedermi perdono.
Finora, non ho fatto caso alle persone che sono entrate e uscite dal bar; solo adesso sento il rumore della porta che si apre.
- Avevo proprio bisogno di una pausa, a metà del lavoro.
Pausa, metà del lavoro: una voce a me molto cara ha pronunciato le stesse parole che mi dicevi quando venivi a casa mia.
Forse, prima che tu ti accorga della mia presenza, dovrei pagare e andarmene, ma le mie gambe si rifiutano di muoversi.
Invece, i miei pensieri corrono. Sei entrato da solo ma, sicuramente, dopo tanto tempo, avrai sposato la tua ragazza storica.
Ora che mi è tutto chiaro, dovrei essere pronta a uscire e tornare a casa; ma, mentre mi alzo, mi fai cenno di seguirti.
Ha smesso di piovere e un sole slavato e grondante ci accoglie.
Rimaniamo in silenzio. Camminiamo fianco a fianco senza sfiorarci.
Non voglio chiederti nulla.
Mi hai già fatto una sorpresa inaspettata.
Mi stai offrendo un bicchiere di sole.
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