Pagine ansiose

Rimasi sulla soglia ad aspirare il profumo delle storie, che emanava da ogni angolo della libreria.
Solo dopo qualche minuto, mi decisi a entrare.
Urtai contro un palo di metallo e subito la stanza si illuminò.
Bastò questo ad attirare l'attenzione di un uomo che comparve da dietro una tenda.
-La figlia di Teresa?
Notai subito una marcata inflessione triestina; una leggera nostalgia della mia giovinezza mi sfiorò il cuore.
Trieste era stata l'ultima città dove avevo scelto di vivere.
Cominciai a sfogliare la galleria di volti che avevo incontrato nella mia vita, ma di quegli occhi marroni, i capelli castano chiari, ingrigiti in qualche punto, nessuna traccia.
-Io e lei non ci conosciamo.
-Ha ragione. Ma lei assomiglia così tanto a Teresa. Io sono Lorenzo.
-Martina.
-Lorenzo ‘93, immagino- continuai, estraendo la foto dallo zaino e porgendogliela.
L'uomo la prese fra le mani tremanti.
-Perché ha una foto del mio chiosco?
-Me l'ha data mia madre prima di morire.
-Così, gli ultimi libri che ricevetti provenivano dalla casa di Teresa.
Lo guardai stupita.
-Immagino lei non conosca la nostra storia. All'epoca, regalavo storie a chi arrivava in spiaggia sprovvisto. Teresa veniva almeno ogni due giorni. Ricordo che sceglieva i libri in base al numero di pagine e, soprattutto calcolando bene i tempi di lettura. Una volta mi spiegò che voleva evitare di dover abbandonare i libri prima di averli finiti. Quanto poi all'eventualità di perderli, ne era addirittura terrorizzata.
Quando Lorenzo ebbe finito di parlare, fissai gli occhi sul pavimento, in attesa di calmare il respiro.
-Si sente bene?- mi chiese, trascinando verso di me una poltrona.
Mi sedetti con cautela, lasciandomi avvolgere; chiusi gli occhi e aspettai qualche minuto, prima di riprendere a parlare.
-Essere terrorizzati dall'idea di non finire di leggere una storia, ha detto?-chiesi. -Anch'io soffro dello stesso timore- proseguii.
Rividi di nuovo lo sguardo di Lorenzo spostarsi da me alla libreria.
-Allora non le rimane altro da fare se non iniziare subito a leggere-disse, prendendo a caso un libro dalla cima di una delle tante pile.
Lo respinsi con un gesto veloce, ma cortese.
Lui mi guardò, senza dire nulla.
Presi dallo zaino un foglio, scritto in caratteri minuscoli:
Carissima Mart
seguivano i titoli di tutti i libri di mia madre e, tra parentesi, il numero di pagine di ciascun volume.
Rimasi per un attimo con il foglio tra le mani, come ci fosse qualcosa di poco chiaro.
-Mia madre aveva iniziato a scrivermi una lettera, ma poi ha cambiato idea.
Perché?
-Forse, all'inizio, pensava di spiegarle il motivo per cui abbandonare i libri le provocava così tanta ansia, ma poi ha deciso di lasciarla libera di trovare una sua risposta.
-Avrebbe almeno potuto scrivere Mamma, in fondo all'elenco, non crede?
-Vede Martina, questo è l'elenco dei libri che sua madre non ha fatto in tempo a leggere. Come poteva sentirli suoi?
Annuii.
Scorsi rapida l'intero elenco, mi alzai e mi diressi verso la pila che, a una rapida occhiata, era composta dai volumi più brevi.
Ne presi uno a caso e sedetti di nuovo in poltrona.
Lo aprii piano e cominciai a leggere, sentendo sciogliersi la tensione.
Quando alzai gli occhi, non vidi più Lorenzo, ma non ci feci troppo caso; se davvero volevo stare meglio, dovevo imparare a far entrare nella mia anima un'emozione alla volta.
Lorenzo tornò con un quaderno e una penna; dapprima, li guardai accigliata, poi cominciai a capire.
-Non permetta che le storie le scivolino addosso, Martina. Annoti cosa prova, dopo averle lette.
Lo ringraziai con un cenno, misi da parte il quaderno e ripresi la lettura.
Ben presto mi accorsi che, nonostante la luce proveniente dalla lampada a stelo, era diventato troppo buio, per continuare a leggere.
Richiusi il libro, facendo vagare lo sguardo intorno alla stanza.
Prima che l'insicurezza mi invadesse di nuovo, Lorenzo ricomparve.
-Abito qui sopra e ho una stanza libera.
Lo seguii, lasciando però il libro sulla poltrona.
Dopo una cena leggera, crollai sfinita ma serena.
In quel momento, sentii che avevo bisogno di rimanere in quel luogo, senza che qualcuno mi venisse a cercare.
Mi addormentai pensando alla poltrona nella libreria; un luogo solido, protetto e stabile che mi offrii conforto e stabilità per molto tempo.
Finché una mattina, la finestra della stanza di Lorenzo non si aprì.
Trovai un libro ai piedi del letto, aperto più o meno a metà.
Anche lui aveva abbandonato una storia a metà, proprio come temeva mia madre. 
Presi il libro tra le mani e cominciai a leggerlo dalla prima pagina affinché quel racconto non andasse perso.
Per l'ennesima volta, ricucii lo strappo della mia anima, usando i fili delle trame altrui.
Ma, con il passare del tempo, avevo imparato a farlo senza ansia.













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