Monocromia?
Quando Martina entrò nella stanza, la prima cosa che notò fu quel quaderno dalla copertina di un rosso brillante.
Stava proprio lì, al centro del tavolo bianco, quello che lei e Alberto avevano scelto vent'anni prima, per arredare quella cucina molto piccola, ma funzionale.
Bianchi erano anche gli altri mobili, le stoviglie, le posate e persino i piccoli elettrodomestici.
Trascorsero alcuni minuti, prima che Alberto alzasse gli occhi dal suo quaderno e si accorgesse della presenza della compagna sulla soglia della stanza.
-Buongiorno, amore. Dormito bene?
Martina ignorò la domanda dell’uomo.
Alberto posò la penna, anch'essa rossa, accanto al quaderno che si era affrettato a chiudere, quando aveva sentito il lieve rumore dei passi provenire dalla camera.
Attese che fosse lei a fare la mossa successiva.
Martina scostò la sedia di fronte e si sedette sul bordo, la schiena così dritta, da provocarle quasi dolore.
Ora era venuto il suo turno di ignorare la reazione di Martina.
Prese a girare le pagine alla ricerca frenetica dell'esatto punto in cui aveva scritto quella frase.
Per quanto fosse stato veloce, Martina si accorse che anche le pagine precedenti erano piene della scrittura frettolosa e disordinata di Alberto; forse per la prima volta, la donna intuì che, tra quelle righe, si nascondeva un mondo interiore che lei, col passare del tempo, aveva deciso di ignorare, troppo presa a preservare il suo ordine interiore che non ammetteva colore alcuno.
All'improvviso, Alberto smise di sfogliare le pagine e lesse:
Amore, mi vuoi sposare?
Poi richiuse di nuovo il quaderno e fissò di nuovo la copertina rossa.
Quando li rialzò, sperava di scorgere in Martina una seppur minima traccia emotiva.
E invece, incontrò solo un volto inespressivo: l’ennesimo foglio bianco.
A quel punto, prese a imbrattare le pagine con graffi rossi di penna, finché questa non si esaurì.
Staccò le pagine a una una e le gettò sul tavolo, alla rinfusa.
Infine, si alzò, fece il giro del tavolo e uscì di casa.
Quando Martina sentì il rumore della porta richiusa, ebbe un piccolo sussulto.
Ma fu solo un attimo.
Subito riprese la sua posizione rigida, sul bordo della sedia.
Ormai, anche gli occhi sembravano essersi irrigiditi.
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