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Visualizzazione dei post da giugno, 2025

Occhiali da sole

Sin dal primo appuntamento  vestivo di nero. Nero come occhiali da sole a difesa dei tuoi occhi costretti a guardare  il mio corpo deforme. Chissà quante volte avrai invocato  la nebbia anziché quella luce  (quasi) chirurgica puntata  su ogni mio particolare! E ora stanco della mia voluttà  chiedi penombra  fino all' ultimo minuto del nostro tempo.

Divorzio

Se tu fossi qui potremo  immaginare insieme  il momento in cui mi saluterai. E se facessimo  il Gioco degli Invitati Sgraditi? Ma cosa c'entra  il mio matrimonio? I saluti  non sono un matrimonio. Semmai, un divorzio! Comincia pure tu. Oh, che Cavaliere! Lettere Ora tocca a te. Libri (specie se scritti da te) Cioccolatini rilancio io. E se stessimo in silenzio? I silenzi sono  più loquaci delle parole. Quante volte  ce lo siamo detti? Ma  io non conoscerò mai le parole  del tuo silenzio. Tu  non conoscerai mai quelle del mio.

Flashback

-C'è qualcosa che non ti ho mai raccontato, Ermes. Marco, Stefania e il barista si voltarono verso un tavolino piuttosto defilato. Era occupato da Eugenio, un anziano signore distinto, da tempo residente in quello strano paese dove tutti gli altri arrivavano per caso, proprio come era capitato a Marco e Stefania. O, almeno così credevano. -Prima di trasferirmi qui, ero un fotografo di matrimoni.  - E poi, cos'è successo?- chiese Ermes, sempre più incuriosito. -L'avvocato Baldini, mio amico d'infanzia,  sempre più spesso mi raccontava che, molte delle coppie cui avevo fatto il servizio fotografico, si rivolgevano a lui per avviare le pratiche di divorzio.  A sentire quel nome, Stefania e Marco si guardarono stupiti. -Intende l'avvocato Renato Baldini? - esclamò Stefania. A quel punto, Eugenio si rivolse ad Ermes. -Marco e Stefania erano due delle tante coppie che aiutano di persona a non divorziare. Il sabato, giorno di chiusura dello studio, io e Renato eravamo soli...

Parole nude

 Le parole non dette sono come un velo  di trasparenze   spesse con cui coprivo  il mio corpo  prima che tu arrivassi. Un giorno poi ho preso un foglio  e ho preso a scriverti parole nude. Parole nude che mai mi sarei aspettata  perdessero il loro nudo significato dentro gli abiti troppo larghi con cui le hai ricoperte appena giunte tra le tue mani. È vero  con il tempo  mi sono (quasi) abituata ai tuoi abiti. Ma poi arrivi tu e il mio cuore fa sempre più fatica a non spogliarci  con occhi muti di desiderio.

Lasciami perdere!

Lasciami perdere! Dolcemente  nei tuoi dettagli. A chi mi chiedesse  Quali sono i migliori? Risponderei Quelli che mi porto appresso mentre ti aspetto. Anche se sai che non mi piace aspettarti in quello spazio angusto  e senza filtri da cui mi arriva tutta l'impossibilità  di credere di essere sola con te  anche quando nella stanza  non c'è  nessun altro tranne noi.

Monocromia?

Quando Martina entrò nella stanza, la prima cosa che notò fu quel quaderno dalla copertina di un rosso brillante. Stava proprio lì, al centro del tavolo bianco, quello che lei e Alberto avevano scelto vent'anni prima, per arredare quella cucina molto piccola, ma funzionale. Bianchi erano anche gli altri mobili, le stoviglie, le posate e persino i piccoli elettrodomestici. Trascorsero alcuni minuti, prima che Alberto alzasse gli occhi dal suo quaderno e si accorgesse della presenza della compagna sulla soglia della stanza. -Buongiorno, amore. Dormito bene? Martina ignorò la domanda dell’uomo. Alberto posò la penna, anch'essa rossa, accanto al quaderno che si era affrettato a chiudere, quando aveva sentito il lieve rumore dei passi provenire dalla camera. Attese che fosse lei a fare la mossa successiva. Martina scostò la sedia di fronte e si sedette sul bordo, la schiena così dritta, da provocarle quasi dolore. Ora era venuto il suo turno di ignorare la reazione di Martina. Prese...

Tutte le vite

I sogni  ci insegnano che tu e io  siamo un sogno solo per me e che tu nei miei sogni mai entrerai. Eppure sei  casa cibo letto isole deserte aerei metropoli spiagge mari. Sei  tutte le vite  che vorrei. Questo  mi hanno insegnato  i sogni. A tornare  alla (nostra) realtà per non farti pesare i sogni in cui non vuoi entrare.

Marinaio

Dentro di me un solo vento. Non perdere il tuo tempo quel soffio non smetterà  di scaldare... quel fresco fruscio non smetterà  di rinfrescare. Al vento non ho mai chiesto nulla. Nè di placarsi nè di soffiare. Ma non posso nasconderti che sempre più spesso  vorrei io essere vento. Per nascondermi tra le pieghe  della tua vita. Non ti preoccupare. Non sarò  né troppo flebile  né troppo impetuosa. Ma non chiedermi  di (sotto)mettermi agli ordini  di un qualunque marinaio. Perché il posto  del vento  è ovunque lui voglia tranne dove lo spinge  un qualunque marinaio che pretende  di studiarne la direzione  a tavolino.

Lacca fissante

Ma come  ho potuto credere di essere capace  di ricalcare un'altra figura sul tuo volto sottostante? Forse  un tentativo fallito  di ritrarre  un altro presente  sopra un passato che non si leva di torno? E vi ho pure sparso l' odore del tuo profumo tutto intorno  perché  è ancora troppa la paura  di smarrirne  il contorno. ch

Pareti contorte

Ti scrissi quelle parole  perché  non arrivassero  troppo violente  al tuo orecchio. (Sarebbero state) un'eco  esplosiva e rimbombante alle pareti contorte che erano  la nostra capacità  di ascoltarci. Ma tu dopo quelle parole hai spento persino il silenzio tra noi. Mi hai lasciato solo l'eco dell'ascolto  di me stessa. Eco che ascolti  con volenterosa partecipazione. Ma che senso ha arrivare qui con un nastro vuoto che quando te ne vai (forse) porti con te o forse no. Infatti  non ti ci vedo  nei panni  di un collezionista compulsivo  di lamentele altrui. Allora ti prego ricomincia a parlar(mi). Perdiamoci ancora  fra quelle pareti contorte.

QuadriCamere

Le strade si dividono  ma i cuori ? Sono divisi dalla Natura. Cuori scomposti  in quattro camere. Almeno  così li descrivono nei freddi libri di scienze  che ho sempre odiato. Tu, invece  hai sempre amato quei freddi disegni tutti (sch)ematici e per nulla poetici. E anche ora che ne hai affisso uno alla parete della tua stanza certo non vedi camere. Invece io le vedo eccome! Certo non posso insinuare  il mio corpo e la mia anima  (almeno) in una di esse. Purché appartengano al tuo cuore.

Simboli

Trema  la mia mano quando scrivo di te su semplice carta . Non era così  quando non tracciavo segni ma digitavo  simboli anonimi. Ma tu non lo sai. Non puoi saperlo se quando arrivi mi riporti  la calma smarrita .

Letto di stelle

Quando il Barone Vronsky dette il benservito a Lev, il vecchio stalliere, al suo posto arrivò Nikolaj. Quando Olenka, la sguattera, lo vide per la prima volta, non riuscì a non fare qualche pensiero ‘particolare’ su di lui. Certo, ci sarebbe stata ben altra donna a dormire tra le sue accoglienti braccia, ma sognare, non voleva certo dire peccare. Tuttavia quando tre mesi dopo il suo arrivo alla Villa, Nikolaj, incrociandola nei pressi delle scuderie, le lanciò uno sguardo malizioso, Olenka non voleva credere al suo cuore. Cuore che dovette cedere all'evidenza, quando il giovane la prese per un braccio e la trascinò nel fienile attiguo alle scuderie. Olenka finse di risentirsi, ma in realtà sapeva che, oramai, anche il suo corpo non vedeva l'ora di essere vinto dalla passione. E così, in un caldo pomeriggio di inizio giugno, i due amanti cedettero tra fili d'erba secca. A interrompere l'incantesimo fu un rumore proveniente da fuori. Impauriti, Nikolaj e Olenka si rives...