Complicità?

È vero.
Forse potrebbe chiedergli il motivo
di così tanta confidenza tra loro.
O non sarà mica per caso che lui le risponderebbe semplicemente:
Fa parte del mio carattere estroverso; mi comporto così con tutte le persone che incontro; perché tanto stupore?
Se lo conosce a sufficienza, sa che queste parole non sarebbero le sue.
Piuttosto, le si piazzerebbe davanti (questa volta sì, con gli occhi sgranati), e le rivolgererebbe la domanda delle domande:
Il mio atteggiamento ti dà fastidio? Scusa, non me n'ero accorto prima, altrimenti, credimi, non mi sarei mai permesso di parlarti in quel modo.
A quel punto avrebbe fine (anche) la loro (finta?) complicità,
che qui ha dovuto chiamare Amore
perché l'Amicizia non è contemplata nel gruppo di emozioni di cui scrive ogni giorno...

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