Nel camerino di una scrittrice
Com'è nata la tua passione per la scrittura?
Ne ho già parlato nel mio Dizionario dei (dis)gusti.
Immagino che alle elementari tu fossi un asso in italiano?
Nì,
perché, mentre nei temi mi sentivo effettivamente a mio agio,
avversavo con tutta me stessa i 'pensierini', che mi uscivano dalla
penna poveri, banali e scontati. Credo dipendesse dal fatto li
trovavo limitati e limitanti rispetto alla mia voglia di esprimere
ciò che avevo dentro.Penso che anche per questo motivo, quando le
maestre ci invitavano a fare dei disegni liberi, io mi sentivo
altrettanto libera di staccare un foglio da uno dei miei quaderni a
righe, e scrivere dei lunghi racconti che, spesso, avevano per
protagonisti gli animali perché, in quel periodo amavo attribuire
loro azioni e pensieri umani.
Al
di là dei temi in classe, quando ti è venuta l'idea di far
conoscere ciò che scrivevi?
Per
questo devo ringraziare la mia amica d'infanzia che, alle medie, mi
propose di pubblicare una mia poesia, nel giornalino redatto dalla
sua classe, durante le ore pomeridiane, dedicata alle attività
integrative. La poesia s'intitolava Concerto
di primavera.
A quella prima ne sono seguite molte altre che, in genere, scrivevo
la sera prima di andare a letto, accompagnata da un buon libro.
Accompagnavo la scrittura alla musica leggera italiana trasmessa
dalla radio che, ancora oggi, tengo nella mia stanza al posto di un
muto televisore. Oggi, mi piace pensare che, anche per aver scritto a
ritmo di musica, quella mia prima poesia abbia quel titolo.
La
mia passione di carta e penna è durata per tutto il liceo, poi
però...
Cos'è
accaduto?
Poi
però, durante gli anni degli studi universitari in Filosofia, la mia
capacità di scrivere fluentemente mi ha abbandonata. Forse a causa
del fatto che, tutti gli esami erano orali. Comunque sia, quando si è
trattato di scrivere la Tesi (specie quella Magistrale), mi sono
scontrata con la quasi totale incapacità di esprimere in modo
efficace tutte le idee che mi affollavano la mente, Insomma la
scrittura, da profonda passione, si trasformò in vero incubo,
altrettanto profondo, devo dire...Tanto che, ad un certo punto, ho
persino sperimentato di lasciare tutto, ad un passo dalla
laurea...Solo la vicinanza delle persone che mi vogliono un mondo di
bene, mi hanno permesso di completare il mio percorso.
Poi
però l'antica passione è riaffiorata più forte di prima. Quando e,
soprattutto come l'hai capito?
Potrà
sembrare strano, ma l'ho capito quando, finita l'università e
sfumata la possibilità di frequentare il Dottorato, ho vissuto un
altro periodo di profonda crisi interiore.
Senza
più un obiettivo tutto mio per cui lottare, mi sentivo in balìa
delle Onde della Vita.
Una
sera però ho riaperto il mio quaderno di getto, ho scritto un breve
testo sulle emozioni vissute durante la giornata. Quello fu l'inizio
di un nuovo diario che, ancora oggi, cerco di tenere aggiornato il
più possibile. Ma fu anche e soprattutto il ritrovamento della
bussola che, da quel momento in poi, mi ha consentito di sentirmi
molto più sicura, durante la Navigazione,
Quindi,
se ho capito bene, prediligi i testi brevi...
Nella
scrittura, sì. Quando leggo, invece, mi piace cimentarmi anche con
romanzi molto lunghi, anche con le saghe famigliari.
Perché
proprio questo genere letterario?
Perché
credo che, seguendo le vicende di un nucleo famigliare, dalla sua
costituzione, spesso al suo dissolvimento, non siano soggette a
quella che definisco la 'dittatura dei sequel', ovvero quel fenomeno
per cui, se qualcuno ti chiede di scrivere un testo che piace
particolarmente, poi vorrebbe che scrivessi qualcos'altro di molto
simile, anche se, a quel punto, non lo senti più
tuo perché,
nel frattempo, senti l'esigenza di esplorare altri temi o, persino
altri generi letterari. Questo è il criterio che mi guida nei miei
percorsi di lettura e scrittura. Anche perché, specie in questa fase
della vita, leggere e scrivere sono quasi un tutt'uno.
Ma
andiamo con ordine. Come dev'essere il romanzo che in te lascia un
segno?
Deve
mettere in scena dei personaggi psicologicamente complessi che
agiscano sullo sfondo di eventi reali o, quantomeno, verosimili.
Invece, do decisamente meno importanza agli ambienti fisici dei
romanzi; forse perché, anche nella vita reale, essi sono spesso un
ostacolo ad un'esistenza pienamente serena. Difficoltà queste a cui
faccio fronte perdendomi tra le pagine di un romanzo, appunto.
Quando
scrivi, segui le stesse regole in fatto di luoghi?
Non
sempre. Infatti c'è un luogo molto caro al mio cuore, dove ambiento
le parti più emotive dei miei racconti. Si tratta del mare. Sai, con
il suo movimento canoro è l'unico che sa seguire i moti dell'animo
umano,
Mentre
scrivi, ti capita mai d'immaginare il tuo potenziale pubblico?
Avviene
sempre. Se si scrive, prima o poi, è naturale sentire il desiderio
di far leggere a qualcuno i propri testi.
A
leggere, sono più spesso gli amici o anche persone estranee?
Sono
importanti entrambi i lettori: gli amici mi conoscono a fondo e
quindi possono intuire anche ciò che c'è dietro
ad ogni parola; per contro, lo sguardo dei lettori a me sconosciuti,
è importante perché è sempre stimolante e positivo scoprire che
quello che scrivi può piacere anche a chi non sa assolutamente nulla
di te. Il tutto, ovviamente, rispettando al massimo la libertà degli
altri che devono sentirsi liberi di leggerti o anche no, se non ne
hanno voglia. Per questo motivo, sono sempre un po' combattuta tra il
desiderio di avere un pubblico e la consapevolezza che la stessa
libertà che provo io nello scrivere, dev'essere avvertita anche da
ogni mio potenziale lettore.
Cosa
ti auguri per il tuo futuro?
Per
il mio futuro mi auguro di poter continuare a scrivere, ovviamente.
Desidererei molto poter trovare più di una collaborazione, per
potermi misurare con stili di scrittura diversi.
In
fondo, in questi tempi di crisi, il lavoro può essere anche
inventato...E allora io vorrei inventare nuovi Mondi d'Inchiostro!
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