Festa d'argento

Carissima zia,

sei una delle persone importanti della mia vita, eppure non ti ho mai scritto una lettera.
Così lo faccio ora.
Volgi lo sguardo alla vostra casa. È umo sguardo sereno ma forse anche un po’ nostalgico.
Oggi si chiude una parte importante della tua vita.
La casa dove avete cresciuto tre splendide figlie si sta svuotando, mentre è il gazebo alle tue spalle che si sta riempiendo di gente e di festa.
Quella festa di cui tieni in mano uno dei simboli più gioiosi: quel calice con cui forse, tra poco, lo zio ti inviterà a fare il vostro brindisi.
Un brindisi pubblico in mezzo a molti invitati, appunto.
Lo stesso che avete fatto molti anni fa, quando gli sposi eravate voi; oppure ancora quello che avete fatto durante la vostra Festa d’argento.
Ricordo quella domenica soleggiata di maggio come una delle più divertenti trascorse in vostra compagnia.
Il pranzo all’aperto nello stesso giardino di oggi e poi gli scherzosi giochi d’acqua, che coinvolsero davvero tutti ma che, soprattutto, contribuirono a creare una complicità speciale tra te, lo zio e due dei ragazzi che,  già da qualche tempo, avevano bussato alla porta dei cuori delle vostre Bambine, ormai diventate Donne pronte a percorre la loro strada nella Vita.
E poi ancora, ricordo l’apertura dei vostri regali d’argento: in particolare la lavatrice nuova che le ragazze, a turno, avrebbero dovuto imparare ad usare, mentre tu e lo zio sareste saliti su quella nave per continuare la vostra festa, circondati dall’allegria di persone sconosciute.
Perché voi siete così: quando sentite l’esigenza di partire, fosse anche per ritrovarvi, non vi piace farlo in mezzo a troppa solitudine; credo sia (anche) questo il motivo per cui avete scelto di salpare per una crociera.
Già, la crociera…
Durante la vostra Festa d’argento, non sapevo ancora che, di lì a qualche anno sarei salita anch’io su una nave.
Ma di quel viaggio non mi è rimasta l’atmosfera allegra che, di fatto, credo di non aver vissuto appieno. 
Ad avermi colpito molto positivamente furono invece gli spazi immensi della nave e, soprattutto, l’assenza di quelle odiose barriere che, sulla terraferma, m’inchiodano al suolo, diventando insopportabilmente oppressive quando cerco di partire per un viaggio.
Quelle barriere a cui tento di voltare le spalle travestendomi da Sirenetta, ovvero da Donna con le gambe imprigionate in una coda di pesce. 
Mi adagio su uno scoglio e da quel luogo, che ormai sento totalmente mio, guardo il mare lontano.
Quel mare che vedo meno spesso di quanto effettivamente vorrei.
L’unica distesa d’acqua che mi è consentito di vedere in questo ultimo periodo è una piccola piscina clorata che ho imparato ad amare da quando sono rimasta completamente stregata dal corpo e dall’anima del mio Maestro d’acqua.
Ma ora devo andare...Di lui ti parlerò in un altro momento.

Grazie mille per esserci sempre!

Ti abbraccio con tutta la forza di cui sono capace,

Lory

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