Emozioni...mediche
• In ospedale, nell'unica foto che mi ritrae fra le braccia di mia madre, nonostante avessi pochi mesi di vita. Per il resto del tempo ero costretta ad essere avvolta nell'abbraccio vetroso di un'incubatrice.
• Nel giardino della casa della mia infanzia. Sono seduta sul mio passeggino. Accanto a me c'è mia sorella, che accarezza il cane che ci ha fatto compagnia per ben diciassette anni. Lei era solita toccarlo e prendersi cura (anche) della sua igiene; invece io, pur adorandolo, non riuscivo a toccarlo, forse nel timore inconsapevole di fargli del male. Un po' come capita ancora oggi; motivo per cui preferisco guardare gli animali da lontano.
• Nello studio della fotografa, a qualche settimana dalla mia Prima Comunione. Le foto scattate sono state parecchie, ma quella che poi ho scelto per il biglietto da accompagnare alle bomboniere, mi ritrae con il velo. Mi sentivo come se fossi stata vestita da sposa.
• Seduta sul divano di casa. Ancora accanto a mia sorella. Davanti a noi c'è un tavolino, costruito da mio padre con del compensato. È basso per permettermi di giocare e colorare agevolmente. Sul tavolino campeggia una casa, costruita con i mattoncini Lego. Ufficiosamente, anch'io ho collaborato alla sua creazione; ufficiosamente è tutta opera di mia sorella, da sembra molto più esperta di me negli hobby manuali (e non solo negli hobby...).
Per quanto mi riguarda, invece, preferisco di gran lunga costruire usando le parole.
• Due bambini (un bimbo ed una bimba) mentre giocano affettuosamente nel giardino della loro casa, in una tiepida giornata di sole. Sono i bimbi di una mia compagna delle elementari con la quale, nonostante sia passato molto tempo da allora, conservo un fortissimo legame d'amicizia. Considero i suoi bambini miei Nipotini a tutti gli effetti. Loro hanno delle zie vere ma, il poter regalare loro dell'affetto sincero, mi fa pesare molto meno il fatto che non potrò mai diventare Madre.
• All'Università di Trieste, il giorno della mia laurea Magistrale in Filosofia. Una delle sorelle di mio padre, gli mette in testa la mia corona d'alloro. Quale gesto più azzeccato? Lui e mia madre, infatti, hanno vissuto con me a Trieste per ben cinque anni (quasi sei), durante i quali ho potuto studiare e dare gli esami al meglio delle mie possibilità. Per tutti i sacrifici che hanno fatto per consentirmi di arrivare fino in fondo al percorso universitario, anche loro avrebbero meritato la Laurea.
Questo elenco avrebbe dovuto essere uno scarno registro di avvenimenti, esattamente uguale a quello che facciamo al nostro medico, prima che ci visiti e, se lo ritiene necessario, prima che ci prescriva una specifica terapia. Tuttavia ho pensato che non esiste descrizione di un nostro stato fisico, che prescinda dalla narrazione del contorno emotivo.
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