La finta Madre
Quegli scampoli di tessuto colorati catturarono la mia attenzione sin da subito.
Così chiesi, alla ragazza che li stava accuratamente scegliendo, cosa ne intendesse fare.
Mi disse che, volendo imparare a cucire, aveva deciso di cominciare ad esercitarsi con piccoli pezzi di tessuto: quale modo migliore allora, se non creare deliziosi vestiti per le bambole?
Già le bambole.
Tu ne avevi solo una che, a ben guardare, non era nemmeno davvero tua.
Nonostante tutto, avevi già deciso che anche tu avresti dovuto avere un vestito per la Barbie: doveva essere lungo, come quello delle spose, ma non solo bianco; ti sarebbe piaciuto anche un po' di blu. Blu e bianco, infatti, erano i tuoi colori preferiti. Quando, alcune settimane dopo, andai con mia madre, a prendere il vestito finito, a stento riuscivo a trattenere l'emozione. Il vestito era proprio come me l'ero immaginato. In realtà, credo di aver vestito la mia Barbie una volta sola. Infatti, mi era fin troppo chiaro che avevo sempre odiato le bambole, preferendo di gran lunga giocare con le automobiline di mio cugino.
Ma da dove arriva(va) tutta questa avversione nei confronti delle bambole?
Le avevo sempre immaginate come bambine molto tristi perché orfane della loro Mamma. E il Mondo mi chiedeva di far finta di essere la loro Madre. Questa strana situazione mi provocava così tanta angoscia e tristezza, preferivo ignorarle del tutto. Poi, un giorno, arrivarono Nicoletta e Matteo.
A loro riuscii ad affezionarmi davvero, tanto che mi facevano compagnia anche di notte, nel mio letto.
A questo punto vi chiederete: che differenza c'era tra loro e le altre bambole?
Loro erano dei pupazzetti di pezza, interamente realizzati a mano da mia sorella; uno dei suoi regali di Natale di quando ero bambina.
Li consideravo dei personaggi, più che delle persone e come tali, li rendevo protagonisti delle storie che, già allora, amavo inventare. Insomma, con loro non avevo bisogno di fingere di essere ciò che non ero.
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