Gentile Signora Argento...
O forse sarebbe più giusto che la chiamassi Arianna (scelga Lei il nome che preferisce).
Le scrivo per chiederle quale sia, a dista il Suo giudizio su Perdiamoci di vista, a distanza di ben 25 anni.
Mi spiego meglio: per motivi di studio, mi è capitato di vedere più volte la pellicola e di analizzare la vicenda narrata nei minimi dettagli.
Credo che, interpretando il suo personaggio in modo così freddo e cinico, non offra un esempio positivo delle persone in carrozzina.
Sa, sono dell'avviso che battere così forte sul tasto dell'autosufficienza di una persona costretta su una sedia a rotelle, fa sentire leggermente inadeguate...
Ma non è tutto: sono anche convinta del fatto che, questa sua strenua tendenza a non voler alcun aiuto, Le abbia precluso anche la possibilità di vivere un'autentica storia d'amore con Carlo (o Jepy, se preferisce).
Mi permetto di dirle questo perché sono dell'opinione che, accogliere una mano tesa verso di noi, sia (anche) un modo per far entrare l'Altro nel nostro mondo.
Quale miglior modo se non questo, appunto, per iniziare una storia?
La mia non ha voluto in alcun modo essere una critica alla Sua persona, quanto piuttosto un invito (anche per il futuro) a considerare l'impatto che alcuni ruoli cinematografici possono avere, sul modo in cui la società si rapporta con il Diverso.
La ringrazio sentitamente per la cortese attenzione.
Distinti saluti.
Una Donna su 4 Ruote
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