Carissimo Ulisse
Dallo Scoglio, 30 giugno 2019
Carissimo Ulisse,
la prima cosa che mi è arrivata di te è stata la tua voce.
Mi è giunta attraverso le onde di una trasmissione radiofonica, di cui non mi perdevo una puntata.
Qualche giorno dopo, mi hai chiesto l'amicizia su Facebook.
Ogni volta che trovavo nella mia mail una notifica che mi avvisava di un tuo messaggio, mi sentivo piacevolmente sorpresa e felice, di una gioia mai provata fino a quel momento. La gioia tipica di una donna che, per la prima volta in vita sua viene cercata da un uomo.
Le nostre conversazioni quotidiane avevano come unico argomento, la nostra comune passione per i libri.
Anche quando ci conoscemmo di persona, i pomeriggi trascorsi insieme non mancavano mai di lasciarmi un senso di profonda serenità.
Poi ci fu quella presentazione di un romanzo e quell'invito a cena e, in mezzo, gli SMS per augurarci buona serata, quando non delle lunghe telefonate.
E poi era piacevole affrettarsi a finire di leggere un libro, per scambiarci le nostre opinioni.
Qualche settimana più tardi, fui io ad invitarti a cena, un po' per ricambiare la tua gentilezza, ma principalmente per avere la possibilità di trascorrere una serata da sola con te, nella certezza anche tu, mi dicessi che ti eri innamorato di me.
E invece, non solo non capitò nulla di simile, ma ben presto non ebbi più tue notizie fino a quel pomeriggio in cui, scorrendo per puro caso il tuo profilo Facebook, scoprii che ti eri innamorato (ma, ovviamente, la fortunata non ero io).
Seguirono giorni di rabbia profonda, come se davvero fossi stata tradita.
Così, afferrai il mio cellulare e ti scrissi che ci avevo sperato, in una nostra storia.
Scegliesti la mail per dirmi che avevo preso un grosso abbaglio e che mai, nemmeno una volta, avevi avuto l'intenzione di illuminarmi.
Pian piano decisi di provare ad esserti comunque amica, chiamandoti di tanto in tanto, ma principalmente in occasioni ufficiali (compleanno, onomastico, Natale e Pasqua).
Ogni nostro nuovo contatto, si concludeva con la tua promessa di rivederci presto.
Sono passati quasi cinque anni e quel momento non è ancora arrivato, da tempo non ci scriviamo (quasi) più, ma nonostante questo, prima di salutarti, ti raccomando di avere cura di te.
Ariel
P.S.: Ti ho chiamato Ulisse perché avevo sperato di poter essere la tua compagna nel viaggio della Vita, ma si è svolto tutto nella mia immaginazione, proprio come l'eroe di Itaca era solo frutto della fantasia di Omero.
...abbi cura di te
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